Wednesday 10th of March 2010
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| Che cos'è un terremoto? |
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Il terremoto non è altro che la conseguenza della liberazione di una quantità di energia accumulata nel tempo nelle rocce del sottosuolo, a causa di una improvvisa fratturazione, in presenza di una cosiddetta “faglia”.
Mentre il pianeta terra si raffreddava nel corso delle “ere geologiche” la crosta terrestre si fratturava in quelle che oggi chiamiamo “zolle o placche tettoniche” e che sono ancora galleggianti su instabili strati di rocce fuse e del magma in profondità. Questa condizione originerebbe movimenti convettivi nelle rocce fuse, movimenti lenti ma che sottoporrebbero a grandi pressioni e a diverse temperature rocce di vario tipo che, diventano “elastiche”, si deformano. Le strutture sotteranee diventano così in grado di accumulare nel tempo notevoli quantità di energia in una sorta di “effetto balestra” mentre enormi estensioni di roccia si piegano sottoposti a forze inimmaginabili. Quando uno degli strati di roccia raggiunge il punto di rottura tutta l’energia viene liberata in pochi istanti provocando grandi vibrazioni che provocano conseguenze diverse a seconda della profondità e tipologia della frattura implicata. Le faglie si estendono a volte per pochi chilometri altre volte per centinaia e migliaia di chilometri. Il punto esatto dove avviene la rottura, in profondità sotto la superficie terrestre è chiamato IPOCENTRO; di là si libera l’energia sismica. La proiezione superficiale (perpendicolare) dell’ipocentro è chiamato EPICENTRO. Le regioni più sismiche, quelle nelle quali il rischio del terremoto è più alto, sono fondamentalmente due: il bordo dell’Oceano Pacifico (il cosiddetto “anello di fuoco” perché in quella zona si realizza anche un’intensissima attività vulcanica) che comprende da un lato Cile, Perù, Equador, Columbia, America Centrale, Messico, California e Alaska e dall’altro Russia, Giappone, Filippine, Nuova Guinea e Nuova Zelanda dove si verifica l’80% dei terremoti e la fascia mediterranea (all’interno della quale è inserita anche la nostra penisola) che si protende in Asia fino a congiungersi con quella del Pacifico attraverso le Indie Orientali: qui si verifica il 15% dei terremoti. Il rimanente 5%, distribuito nel resto della Terra, è concentrato soltanto in ristrette aree, con prevalenza sulle creste delle dorsali medio-oceaniche, mentre praticamente non si manifestano terremoti nel corpo dei continenti e nei fondi oceanici che sono considerate le zone più stabili della Terra. Diverse possono essere le cause che generano il terremoto (ad esempio eruzioni vulcaniche, collassi di caverne o impatti con meteoriti) ma le più frequenti sono gli spostamenti reciproci delle zolle di cui è formata la crosta terrestre. Come tutti possono osservare la crosta terrestre è contorta in grandi pieghe ed è attraversata da faglie (cioè da spaccature del terreno) più o meno profonde. Queste strutture non si creano dall’oggi al domani, ma sono il risultato di piccoli movimenti delle zolle (o placche) in cui è suddivisa la crosta terrestre. La pianura friulana ad esempio negli ultimi sessanta milioni di anni si è avvicinata a quella austriaca di quasi 200 kilometri per la spinta (che continua tuttora) della zolla africana contro quella europea. Nella maggior parte dei casi i terremoti si generano quando due placche litosferiche slittano lungo la superficie di separazione (detta piano di faglia) in direzioni opposte. Normalmente l’attrito impedisce che le zolle si muovano lungo la linea di contatto ma questa resistenza comporta un notevole accumulo di tensione nei blocchi rocciosi che lentamente si deformano. Quando lungo il margine delle placche a contatto le pressioni che si vengono a creare superano la resistenza dovuta all’attrito, si verifica un improvviso e brusco movimento reciproco. Un esempio di questo meccanismo di azione si ha in California dove la gigantesca zolla del Pacifico, spinta dal magma che fuoriesce dalla dorsale medio-oceanica, entra in contatto con la zolla del Nord-America lungo la famosa e temutissima faglia di San Andreas: quando l’attrito che si genera fra questi due enormi blocchi di crosta terrestre raggiunge il limite di resistenza l’energia lentamente accumulata si scarica tutta insieme generando un terremoto. Terremoti si possono generare anche per effetto di moti compressivi che si concludono con la frattura della roccia che ha superato il limite di elasticità. Più o meno allo stesso modo si comporta una bacchetta di legno se viene piegata lentamente ad arco tenendola per le estremità: dopo aver sopportato a lungo la deformazione improvvisamente essa si spezza e i due tronconi vibrano per un po’ nelle nostre mani. Dopo che l’equilibrio tra i blocchi di roccia si è rotto la forma e la posizione reciproca degli stessi non è più quella di prima. Questa spiegazione delle cause che determinano il terremoto va sotto il nome di “teoria del rimbalzo elastico”. A volte, invece che scontrarsi con sollevamento della crosta e conseguente nascita di possenti catene montuose (come è avvenuto ad esempio per le Alpi e l’Himalaia) una placca si infila sotto un’altra: il fenomeno si chiama subduzione e rappresenta la causa principale dei fenomeni sismici che tormentano l’arcipelago nipponico mettendo in pericolo costante e mortale una delle zone a più alta concentrazione demografica del mondo. Come si Musura un terremoto? Le scosse sismiche vengono calcolate in base all'intensità ed alla magnitudo. Per misurare l'intensità si utilizza la Scala Mercalli, elaborata da Giuseppe Mercalli, naturalista e vulcanologo vissuto dal 1850 al 1914. Essa va dal I al XII grado. Per misurare la magnitudo si utilizza la Scala Richter, elaborata da Charles Francis Richter, sismologo statunitense vissuto dal 1900 al 1985. Essa va dal 1° all'8° grado. Teoria del rimbalzo elastico La Teoria del rimbalzo elastico (1906) rappresenta una teoria atta a spiegare la causa dei terremoti tettonici. Per capire come le rocce rispondono alle sollecitazioni sismiche possiamo fare riferimento al modello elastico. In base a tale modello un corpo roccioso sottoposto ad uno sforzo, risponde in modo elastico deformandosi. Al cessare dello sforzo cessa il processo di deformazione e il corpo restituisce pressoché istantaneamente l'energia accumulata (fatta eccezione per una frazione dissipata sotto forma di calore) riprendendo la forma iniziale...Leggi tutto |
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